Monografia sul Pino Silvestre

di Enrico Savini

IL PINO SILVESTRE Il pino silvestre occupa un vastissimo areale che va dagli Appennini, all'Europa del nord sino all'Asia nord-orientale. Si tratta di una pianta eliofila che sopporta climi rigidi e aridità del suolo. Frugale vegeta su qualsiasi substrato, ha rapido accresci mento e può raggiungere i 40 metri di altezza. Il legno di questa specie, soprattutto nella sua varietà scozzese, chiamata Scots pine o pino della Caledonia, è di ottima qualità; presenta alburno biancastro e durame rossastro, è resistente e facile da lavorare; particolare è il viraggio della vegetazione di quest' ultimo, che ha un colore tendente all'azzurro intenso, molto affascinante soprattutto nel periodo invernale nonché corteccia più liscia rispetto al nostro pino silvestre . La forte adattabilità di questa specie è facilmente dimostrabile, basti pensare che si può facilmente riscontrarne la presenza a partire da elevate quote alpine per arrivare addirittura sul versante ligure a ridosso delle zone costiere. Il pino silvestre di alta montagna presenta corteccia grigiastra, in alcuni casi anche profondamente fessurata, mentre quello che colonizza altitudini più basse presenta scorza più liscia e di un particolare colore arancio-rossastro. Il PINO SIVESTRE COME BONSAI 11 pino silvestre è a giusta ragione considerato quale una delle migliori conifere europee per la realizzazione di bonsai di pregio, non avendo nulla da invidiare ai rinomati "cugini'l orientali, per tante caratteristiche quali ago corto, elasticità dei rami, buona radicazione, grande adattabilità ad ogni clima, ottima risposta ad ogni tipo di intervento e facilità di coltivazione, tutte caratteristiche che per certi versi lo accomunano al pinus pentaphilla giapponese. È doveroso fare mente locale sulla differenza tra questa specie e, ad esempio, sul pino mugo; mentre quest' ultimo presenta un portamento quasi cespuglioso ed è pertanto relativamente più semplice reperire in natura esemplari di pregio, con sinuosità e chiome ravvicinate, nel caso del pino silvestre la situazione si capovolge, in quanto il suo portamento è arboreo (foto 2-3), raggiunge i 40 mt. di altezza e risulta quindi molto difficile reperire in natura yamadori di qualità, e quando questo accade, sovente le radici si insinuano tra le rocce rendendo praticamente impossibile la raccolta di questi materiali. Più semplice invece reperire in zone aride (foto 4-7) esemplari validi per la realizzazione di bonsai di piccole dimensioni e bunjin di pregio, con corteccia a scaglie minute e aghi cortissimi; ed è proprio in questi casi che possiamo notare l'ottima capacità di attecchimento di questa specie. RACCOLTA ED ATTECCHIMENTO Il periodo migliore per la raccolta in natura è sicuramente la primavera,all'allungarsi delle candele, prima del loro schiudersi, avendo l'accortezza di proteggere le radici con stracci umidi, in quanto è già motivo di soddisfazione riuscire a raccogliere materiali senza zolla ma con numerosi capillari, che vanno pertanto trattati con grande cura e mantenuti umidi fino alla posa in vaso. Un substrato costituito da pomice o pozzolana di granulometria media risulta essere ideale per un buon attecchimento, umidificando spesso la chioma con acqua a basso contenuto calcareo con l'aggiunta di fitostimolanti e ponendo sopra al substrato un piccolo strato di sfagno sminuzzato che permette di mantenere un grado di umidità ideale per il buon esito dell'attecchimento. MATERIALE DI PARTENZA Come già accennato, non è semplice reperire materiali di questa specie che abbinino dimensioni a qualità, ma se si ha la fortuna di trovarli è sempre buona norma, prima ad esempio di fare un acquisto di una certa portata, verificare che il contenitore nel quale sono alloggiati sia di misura adeguata alla dimensione dello yamadori; questo fattore è la garanzia di un apparato radicale contenuto ed una più semplice posa in vaso bonsai (foto Si; è sempre meglio diffidare di materiali che, seppur interessanti, siano alloggiati in contenitori sproporzionati, in quanto sovente la loro giustificazione risiede nella presenza di apparati radicali imperfetti, spesso caratterizzati da radici fittonanti di grosse dimensioni, che possono rendere difficoltosa se non addirittura impossibile la futura posa in vaso senza nuocere alla salute dell'esemplare. INTERVENTI PRIMARI Trascorso il necessario periodo di recupero di un esemplare a seguito della raccolta e dopo aver constatato la salute e la forza dello stesso, possiamo iniziare a compiere i primi interventi di formazione e strutturazione della chioma, tenendo sempre presente che il pino silvestre reagisce benissimo a piegature e torsioni anche di notevole entità. Spesso accade di dover ricostruire la chioma anche con un solo ramo (foto 9-10), e nel caso di araki di una certa importanza è per mia esperienza punto fondamentale eseguire tali interventi nel periodo di stasi vegetativa, diluendo eventuali piegature drastiche da novembre a febbraio; ottimo risulta essere l'ausilio di tenditori che permettono di realizzare forti piegature in diverse fasi, previa rafiatura e armatura delle stesse con fili di rame posti longitudinalmente all'esterno rispetto alle zone in cui si effettueranno gli interventi più drastici in tema di piega e leva (foto 11); è altresì di grande aiuto eliminare le scaglie di corteccia più spesse nei punti di maggior piegatura, e questa operazione risulta avere un duplice scopo: evitare che le scaglie stesse creino abrasioni durante la piega e verificare la eventuale presenza di parti secche nascoste che possono provocare la rottura del ramo. CURE E MANUTENZIONE PERIODICHE Una volta chiarito il concetto della grande adattabilità che contraddistingue questa specie, è bene soffermarsi su quelli che risultano essere i punti fondamentali in termine di coltivazione: TERRENO E CONCIMAZIONI - Per esemplari giovani un buon substrato risulta essere quello costituito da akadama e pomice di granulometria media in parti uguali, per esemplari raccolti è consiglia bile unire a tale composto un 30% di sabbia grossolana preventivamente setacciata e lavata, favorendo in tal modo il perfetto drenaggio dell'acqua dopo ogni annaffiatura; l'aggiunta di piccole scaglie di corteccia sminuzzate nel substrato aiuta la formazione della microflora batterica e risulta essere di grande -giovamento per il pino silvestre. - le concimazioni saranno abbondanti prima della ripresa vegetativa e soprattutto nel caso si voglia eseguire "eliminazione totale delle candele, per poi interromperle durante la stasi vegetativa estiva e riprenderle nei mesi di Settembre e Ottobre, prima della stasi invernale. Nel caso di soggetti maturi ed in vaso da parecchio tempo è consigliabile concimare in modo più blando, per evitare la formazione di aghi eccessivamente lunghi ed antiestetici. -\NNAFFIATURA ED ESPOSIZIONE - Il pino silvestre ama l'esposizione in pieno sole e annaffiature abbondanti, avendo l'accortezza di far asciugare bene il terreno negli intervalli tra l'una e l'altra; nei mesi più caldi è consigliabile vaporizzare la chioma nelle ore meno calde della giornata, a maggior ragione durante estati nelle quali la forbice dell'escursione termica tra giorno e notte sia molto ridotta. RINVASO, POTATURA E FILATURA - Il periodo ideale per i rinvasi coincide con l'inizio della primavera, ne! momento in cui la pianta comincia a dare i primi segni di ripresa vegetativa, avendo la premura di riparare la pianta in serra fredda o luogo comunque ben riparato, al fine di proteggere l'esemplare da possibili gelate tardive e potendo in tal modo ben controllare l'assorbimento idrico dei nuovi capi Ilari che via via la pianta andrà a produrre; piccole dosi di complessi vitaminici a base di vitamine del gruppo B o fitostimolanti reperibili in commercio saranno di aiuto all'ottima riuscita del rinvaso. Riguardo alla potatura e a tutto ciò che concerne l'impostazione della chioma, va ricordato che tali operazioni si eseguono da settembre inoltrato in poi, quando cioè il flusso linfatico comincia a calare e la pianta entra così nella stasi vegetativa invernale. A settembre l'eliminazione degli aghi vecchi tagliati fino alla guaina stimola la formazione di gemme avventizie lungo i rami, anche molto arretrate se la pianta gode di perfetta salute e forza; da evitare se possibile lo strappo degli aghi a mano, in quanto ciò provoca perdite di resina non indifferenti ed in tali punti potrebbero insinuarsi antipatici attacchi fungini; proprio a tal riguardo è importante ricordare che, oltre al marciume radicale, una nuova malattia presente in natura sta colpendo numerosi esemplari. Si tratta di un fungo che determina l'ingiallimento delle punte e spesso di una buona porzione degli aghi; non sembra avere effetti letali per la pianta, tuttavia il danno estetico provocato è rilevante. In questo caso con il ricorso a fungicidi quali ad esempio aliette in microgranuli apportato sia a livello radicale sia foglia re a distanza di un mese da ogni trattamento, è possibile debellare quasi completamente questo antipatico "ospite", e la prova della sua sconfitta la avremo l'anno successivo, dopo la maturazione dei nuovi germogli; qualora l'attacco sia di forte entità risulta essere fondamentale eseguire trattamenti con fungicidi che presentino diversi principi attivi. Altri nemici del pino silvestre, seppur debellabili in tempi più brevi, sono la cocciniglia e l'afide lanigero, oltre al ragnetto rosso che però è divenuto più raro negli ultimi anni; in questo caso un normale anticoccidico quale olio bianco con l'aggiunta di piccole dosi di confidor sistemico provocano la morte di questi parassiti; importante è ricordare che durante questi trattamenti è necessario posizionare il pino in ombra piena, in quanto l'olio bianco a contatto col sole provoca ustioni di notevoli entità alla chioma, e può portare anche alla morte dell'esemplare.

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