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Quando venne raccolto in natura questo larice presentava tutte quelle caratteristiche che lo rendevano un materiale di pregio per essere trasformato in un bonsai di valore. Possedeva una notevole maturità espressa dalla rugosità della corteccia, un movimento della parte centrale del tronco che ricorda quello del cobra quando sta per scattare contro la preda e cosa importante non aveva grosse branche da eliminare che avrebbero lasciato segni antiestetici. La zona di raccolta era una frana esposta agli agenti atmosferici ad un’altitudine di circa 1000 m , dove mi sono spesso recato negli anni passati a raccogliere materiali degni di nota . Le radici si insinuavano nelle crepe tra le rocce formando un pane radicale piatto e compatto che riusciva a sopravvivere grazie all’umidità incanalata nelle aperture della roccia dai muschi e licheni che ricoprivano la base dello yamadori. Al momento della raccolta, come si può immaginare , la difficoltà maggiore fu quella di estrarre il pane radicale dalla roccia senza strappi e rotture che avrebbero potuto comprometterne il futuro attecchimento. Si procedette con l’aiuto di scalpelli e mazze da muratore per allargare le crepe già presenti sulla dolomia per poi insinuarvi un grosso piede di porco che avrebbe permesso di sfaldare la roccia . Dopo qualche ora di duro lavoro la pianta poté essere prelevata, venne avvolta in un telo precedentemente inumidito e riportata a casa dove fu posta in un’ampia bacinella con un substrato formato da akadama , pomice e lapillo vulcanico. Aiutato anche dal fatto che la differenza climatica tra la città in cui vivo ed il luogo di raccolta è pressoché nulla , il “cobra” reagì particolarmente bene emettendo abbondanti cacciate da praticamente tutti i brachiblasti che nel luogo d’origine ,per la gran parte ,erano dormienti e tutto ciò portò un aumento sostanziale del pane radicale che doveva essere formato per una futura posa in vaso bonsai . Ritengo, per esperienza personale ,che il momento migliore per la raccolta del larice , ma anche di molte altre essenze , sia la primavera poco prima del risveglio vegetativo, quando la gemma passa da un marrone scuro ad un rosso scuro, segno che l’attività sta riprendendo e la linfa inizia nuovamente a scorrere veloce stimolata dal cambio di temperatura . La pianta inoltre in questo periodo con l’aumento della temperatura è stimolata a vegetare in abbondanza con conseguente produzione di peli radicali, fondamentali per un perfetto attecchimento. Per questa finalità il substrato che utilizzo per gli esemplari in attecchimento è composto da 40% di lapillo vulcanico, 40% di pomice di granulometria media e 20% di akadama non dimenticando di conservare se possibile il più possibile della zolla originaria ricca di quelle micorrize che favoriscono l’assorbimento di sostanze nutritive da parte della pianta. Quando però rinvaso i miei esemplari in vaso bonsai uso akadama al 100% (doppia banda rossa) in quanto personalmente riesco a controllare in modo migliore la concimazione e soprattutto l’irrigazione che nel larice è molto delicata , perché, come noto, quest’essenza odia i ristagni, reagendo con l’ingiallimento dell’ago e lo sfibramento dei capillari. Se dovesse capitare di tagliare grossi rami al momento della raccolta, consiglio di non utilizzare mastice cicatrizzante ,soprattutto quello di provenienza giapponese, che per l’elevata quantità di ormoni che contiene, produrrà dei calli abnormi ed antiestetici difficilmente eliminabili nel futuro. Ricordo anche che il larice produce una grande quantità di resina e ciò gli permette di proteggere in modo ottimale le ferite in attesa che venga prodotto un callo di cicatrizzazione naturale, che avrà dapprima un colore verde chiaro ma che in breve tempo lignificherà maturando la nuova corteccia. È interessante notare che solitamente il larice , se è in salute, non ha ritiri di linfa, pertanto produce il callo di cicatrizzazione addirittura all’estremità dei rami tagliati per proteggersi da attacchi batterici, segno di quanto quest’essenza sia abituata a mutilazioni che possono avvenire non di rado in alta montagna. Tornando al “cobra” c’è da ricordare che al momento della raccolta non possedeva quasi nulla della ramificazione che oggi crea la sua cupola, ma il larice se ben coltivato con un substrato leggero ed abbondanti concimazione vegeta in abbondanza , permettendo di ricostruire anche da zero la ramificazione . Per questo motivo durante questi lunghi anni di coltivazione si è provveduto a creare tutti i palchi infittendo la ramificazione in ogni suo punto . Le tecniche da applicare si differenziano a seconda della maturità di coltivazione dell’esemplare: quando il soggetto è in fase di formazione è preferibile lasciare allungare le cacciate e prima che inizino a lignificare alla base , passando dal verde al giallo, pinzarne l’estremità. Quest’operazione produrrà il risveglio di gran parte delle gemme lungo il nuovo rametto nella stessa stagione vegetativa, in quanto dobbiamo ricordare che il larice è un’essenza che produce allungamento dalla primavera fino alla tarda estate se coltivato in climi idonei e con abbondanti concimazioni con microelementi e anagokoro oppure biogold . Quando invece il soggetto è ad uno stadio di coltivazione avanzato e di mantenimento si deve pinzare con le dita appena l’allungamento è di circa 1,5-2 cm . Questa operazione va effettuata generalmente due volte durante la stagione vegetativa :nell’ultima decade di Aprile e l’ultima di Giugno. Personalmente mi è capitato spesso di dover ripetere la pinzatura anche verso fine Luglio negli esemplari sottoposti a regimi di concimazione elevati ed in annate con clima particolarmente favorevole. Il risultato sarà una considerevole moltiplicazione dei brachiblasti con successico miglioramento della compattezza degli impalchi. Tornando al grande “Cobra” dopo circa otto anni trascorsi per la costruzione della ramificazione primaria e secondaria, dal 2002 mi sono dedicato all’infittimento della cupola formando una ramificazione fine per avere un grosso volume di verde durante la stagione vegetativa e dei palchi spogli ben ramificati apprezzabili in inverno . Ritengo che il momento più appropriato per la legatura sia la fine del mese di Febbraio , quando le gemme devono ancora aprire, evitando così di danneggiare i giovani germogli , oppure verso le prime settimane di Novembre quando cadono gli aghi per il riposo invernale. Quest’ultimo periodo è consigliabile per la legatura di esemplari già maturi per i quali si dovranno potare solo pochi rametti. Nelle piante invece che necessitano una prima impostazione oppure una drastica potatura preferisco la primavera perchè ho riscontrato che sui tagli freschi è opportuno che l’esemplare sia pronto a reagire il prima possibile. Il “Cobra” dopo molti anni di coltivazione era giunto ad un livello di maturità ragguardevole ma a mio parere possedeva un disegno troppo arrotondato rispetto al movimento cattivo del tronco che richiedeva una chioma più spaziata . Ho ritenuto pertanto necessario alleggerire la pianta dal ramo di destra che oramai aveva preso troppo vigore a scapito della zona apicale . Deciso oramai sull’intervento da compiere in previsione di presentare la pianta ad una delle prossime edizioni della mostra U.B.I , mi sono recato , come di consuetudine , allo studio (Progetto Futuro) dell’amico e sempai Enrico Savini ,istruttore I.B.S. con il quale , durante una serata con i ragazzi siamo intervenuti per eliminare i succitato ramo e ricompattare la chioma staccando i vari impalchi per costruire un disegno più armonico della ramificazione in relazione alle accentuate curve del tronco ,caratteristica peculiare dell’esemplare . Ora l'esemplare ha acquisito un forte carattere che lo rende una pianta molto pregiata. La prossima operazione sarà rinvasarlo in un vaso fatto a mano proveniente dalla Repubblica Ceka. La strada per questo esemplare è comunque ancora lunga , ma si preannuncia carica di soddisfazioni.
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